Paura di Guidare: Tornare al Volante con la Terapia Breve
Dott.ssa Agata Battinelli
Dalla prudenza al blocco
La paura di guidare, o amaxofobia, è un timore intenso e persistente legato alla guida dell'auto, che può arrivare a impedire completamente lo spostamento autonomo. Non si tratta di una semplice prudenza: è un blocco che riduce progressivamente gli spazi di vita della persona.
Chi soffre di ansia alla guida spesso inizia con piccole rinunce che sembrano ragionevoli. Poi, senza accorgersene, si ritrova con una mappa sempre più ristretta di strade percorribili.
I punti critici tipici sono ricorrenti e riconoscibili:
- tangenziali e superstrade, dove non è possibile fermarsi liberamente
- gallerie, vissute come spazi chiusi e senza via di fuga
- autostrada, soprattutto nei tratti lunghi o trafficati
- sorpassi, che richiedono una decisione rapida e irreversibile
- ponti, codici o semafori lunghi, in cui ci si sente bloccati
Il problema non è la pericolosità oggettiva di questi contesti, ma il significato che la persona attribuisce alla possibilità di non poter controllare la situazione o di non potersene allontanare.
Cosa succede nel corpo mentre si guida
L'ansia alla guida è, nella maggior parte dei casi, paura della propria reazione fisica più che della strada in sé. Tachicardia, sudorazione, tensione muscolare, senso di testa vuota: sono queste sensazioni, non il traffico, a spaventare davvero.
Appena compaiono i primi segnali corporei, la persona comincia a monitorarsi: controlla il respiro, il battito, si chiede se riuscirà ad arrivare in fondo al tragitto. Questo autocontrollo, paradossalmente, amplifica le sensazioni che si vorrebbero ridurre.
Si innesca così un circolo in cui la paura delle proprie reazioni genera le reazioni stesse, che a loro volta confermano che guidare sia pericoloso. Non è la strada a mantenere il problema, ma il tentativo di tenere sotto controllo ciò che il corpo fa in autonomia.
Questo meccanismo è lo stesso che si osserva in molte forme di ansia: non è l'emozione in sé il problema, ma il rapporto che la persona costruisce con essa, nel tentativo costante di dominarla.
Le soluzioni che intrappolano
Davanti alla paura, è naturale cercare strategie che diano sollievo immediato. Il problema è che queste stesse strategie, ripetute nel tempo, diventano la ragione per cui la paura non si risolve mai da sola.
Le tentate soluzioni più frequenti in chi ha paura di guidare sono:
- farsi accompagnare da qualcuno, anche per tragitti brevi o conosciuti
- evitare autostrada, tangenziali, gallerie o certi incroci
- guidare solo in orari o condizioni ritenute più sicure, come strade vuote o di giorno
- scegliere percorsi più lunghi ma percepiti come meno rischiosi
- tenere il cellulare o un contatto sempre pronto in caso di bisogno
Ogni volta che una di queste strategie viene messa in atto, la persona ottiene un sollievo immediato ma conferma a se stessa un messaggio implicito: da sola non ce la farebbe. Questo indebolisce progressivamente la fiducia nella propria capacità di affrontare la guida, e il raggio di azione si restringe sempre di più.
Il punto centrale, nella prospettiva della Terapia Breve Strategica, non è la strada temuta ma il sistema di evitamenti e controlli che la persona costruisce intorno a essa. È questo sistema a dover essere smontato perché il cambiamento sia possibile.
Il percorso passo per passo
La Terapia Breve Strategica, modello sviluppato da Giorgio Nardone a partire dagli studi della Scuola di Palo Alto, lavora individuando con precisione quali evitamenti e quali comportamenti di controllo la persona mette in atto nella guida quotidiana.
Si costruisce insieme una mappa dettagliata e concreta: quali strade vengono evitate, in quali condizioni la persona si sente ancora in grado di guidare, quali accorgimenti usa per sentirsi più sicura. Da questa mappa si parte per costruire un percorso di cambiamento graduale, che segue un ordine preciso dal più accessibile al più impegnativo.
Non si tratta di abituarsi progressivamente alla paura ripetendo l'esposizione fino a desensibilizzarsi, come avviene in altri approcci. Il lavoro riguarda invece la rinuncia progressiva alle tentate soluzioni: smettere di farsi accompagnare, smettere di evitare una strada, smettere di controllare costantemente le proprie sensazioni fisiche.
Man mano che questi comportamenti vengono abbandonati, la persona fa esperienza diretta di poter affrontare la guida senza le proprie protezioni abituali. È questa esperienza concreta, non il ragionamento sul perché si ha paura, a produrre il cambiamento reale. La comprensione di ciò che si è attraversato arriva dopo, come conseguenza del cambiamento già avvenuto.
Lo studio Nardone-Watzlawick, condotto su 3.482 casi, riporta un'efficacia del 95 per cento su disturbi fobico-ansiosi, con una media di 7 sedute. Si tratta di un dato riferito al modello nel suo complesso, non di una garanzia di risultato per ogni singola situazione, ma indica quanto un intervento mirato e circoscritto possa essere efficace su questo tipo di difficoltà.
Perché farlo online ha senso
La paura di guidare ha una caratteristica che la rende particolarmente adatta a un percorso online: il problema vive nei tragitti reali della vita quotidiana, non nello studio del terapeuta.
Chiedere a una persona con amaxofobia di percorrere un'ora di auto per raggiungere uno studio fisico significa, in molti casi, chiederle di fare esattamente ciò che non riesce ancora a fare. La terapia online elimina questo paradosso fin dal primo contatto.
Lavorare a distanza permette inoltre di seguire da vicino, seduta dopo seduta, i tragitti reali che la persona sta affrontando tra un incontro e l'altro: la strada per il lavoro, l'accompagnamento dei figli a scuola, il primo tentativo in autostrada senza accompagnatore. Il percorso si costruisce sulla vita quotidiana della persona, non su una simulazione in studio.
La Dott.ssa Agata Battinelli riceve online e nelle sedi di Lecce e Tivoli, offrendo la possibilità di scegliere la modalità più adatta a ciascuna fase del percorso.
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Domande Frequenti
Quanto tempo serve per tornare a guidare senza paura?
Non esiste un tempo standard valido per tutti, perché dipende da quanto il sistema di evitamenti si è radicato nella vita della persona. La Terapia Breve Strategica è per definizione un intervento mirato e circoscritto: lo studio Nardone-Watzlawick riporta una media di 7 sedute sui disturbi fobico-ansiosi.
La terapia online è efficace quanto quella in presenza per la paura di guidare?
Per questo tipo di problema, l'online offre un vantaggio specifico: permette di lavorare direttamente sui tragitti reali della persona tra una seduta e l'altra, senza l'ostacolo di dover raggiungere fisicamente uno studio guidando.
Perché evitare l'autostrada o farsi accompagnare non risolve il problema?
Perché ogni evitamento o richiesta di aiuto dà sollievo nell'immediato ma conferma alla persona di non poter affrontare la situazione da sola, restringendo progressivamente le strade percorribili e alimentando la paura invece di ridurla.
La paura di guidare in autostrada è diversa dalla paura di guidare in città?
Il meccanismo di fondo è lo stesso: non è la strada in sé a spaventare, ma il timore delle proprie reazioni fisiche in un contesto percepito come privo di vie di fuga immediate, come può essere un tratto autostradale o una galleria.
Si può lavorare sulla paura di guidare anche se non si guida più da anni?
Sì. Il punto di partenza è sempre la situazione attuale della persona, qualunque sia il livello di evitamento raggiunto, costruendo un percorso che parte dai passi più accessibili per poi affrontare gradualmente quelli più impegnativi.
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